Fabiana

Autoritratto da giovane
La maggiore. Un accordo ma anche una condizione. Inizio a disegnare quando iniziano tutti i bambini. A nove anni mia madre mi manda al "Caleidoscopio" un luogo in cui l'odore della creta si mescola con quello delle tempere e alla fine ci si lava le mani tutti in fila e anche il sapone ha un odore forte e comunque la creta ti rimane lo stesso sotto le unghie, almeno un po'.

Dopo il liceo classico mi iscrivo a "Storia e conservazione dei beni architettonici e ambientali". Ci vuole più a scriverlo che a laurearsi. Io sono riuscita a scriverlo senza laurearmi. Ho dato due esami, ho preso anche un 30 e lode ma non faceva per me, nè quella facoltà, nè la città di Reggio, in cui sono nata.

Mi trasferisco a Roma per iniziare il periodo della mia vita che con mia madre al telefono definivamo "vacanze romane", canticchiando la canzone dei Matia Bazar. Mi iscrivo alla "Scuola internazionale di comics", dapprima faccio il corso di fumetto (anche se volevo fare quello di illustrazione ma era lontano etc., insomma un'altra storia) e poi in parallelo quello di sceneggiatura.

La mia vita romana è molto disordinata a livello interiore. Non so chi sono, cosa faccio, dove sto andando e compagnia bella. Disegno a tratti. Faccio fatica. Il fumetto lo scopro a scuola. Fino a quel momento avevo letto solo Topolino e il Corriere dei piccoli. E poi volevo fare l'illustratrice e non la fumettista.

Finisco la scuola, mi faccio un'idea di quello che mi piace. Ancora non so disegnare. Non mi sono esercitata abbastanza, persa tra le mie diatribe interiori. Insisto sull'illustrazione. Qualche piccolo lavoretto che mi passano dalla scuola. Poi un colloquio con una casa editrice vicino casa. Così, se mi dicono di no, almeno sono vicina e posso tornare a piangere in fretta e furia.

Invece mi dicono di si. E illustro "Il coraggio di Bert". Mi piace. Mi sento al mio posto anche se lavorare ai disegni significa solitudine e a volte si rischia l'alienazione.

Dopo l'uscita del libro mi perdo. Sono alle prime armi e anche un po' impacciata. Devo trovare un lavoro. E mi trasferisco a Firenze, dove inizio il mio lavoro di webdesigner e grafica.

Nel frattempo faccio concorsi di illustrazione e in uno mi selezionano. Ma non succede niente.
Faccio laboratori espressivi con i bambini e mi formo come arteterapeuta presso l' "Art therapy" di Bologna.

Metto da parte tutto e faccio due figlie e una famiglia con la persona con cui divido la vita. Questa cosa mi fa tornare la voglia di far pace con me stessa, con le matite, i pennelli e le mani. Il sito ce l'avevo già ma il concetto di sito mi risulta monolitico. Allora apro un blog . E vediamo un po' che succede.

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